Cristina Mazzantini e Emilio Isgrò inaugurano l’iniziativa “Artista alla GNAM” che annualmente ospiterà il lavoro di un artista negli spazi museali

Renata Cristina Mazzantini, Direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e il Maestro Emilio Isgrò

«Un luogo vitale dove la cultura si fa»: è l’idea di museo della direttrice Renata Cristina Mazzantini. E, proprio nella mattinata del 7 maggio alla GNAM, si è svolta la preview dell’iniziativa “Artista alla GNAM” dove è stato presentato il maestro Emilio Isgrò, il primo di quello che – ci auguriamo – sia una lunga lista di artisti. «L’idea» spiega la direttrice «è quella che ogni artista che passi alla GNAM lasci un ricordo al museo, con l’obiettivo di avvicinare il grande pubblico all’arte contemporanea, considerata facile da fare ma difficile da capire». Sulla scia di importanti istituzioni internazionali, ogni artista selezionato, avrà infatti una sala dedicata e un’opera che resterà nella collezione permanente della Galleria, arricchendone il patrimonio artistico e lasciandone una traccia indelebile nella futura memoria collettiva.

Un omaggio prezioso a un artista immenso «colui che utilizza le parole non solo in modo poetico ma anche artistico» ma che sopratutto insegna l’azione potente e provocante del cancellare ad ognuno di noi. «Una cancellatura che si oppone alla cancel culture», ostracismo moderno purtroppo sempre più frequente nella società contemporanea e a cui il maestro fermamente, resisteMarco Bazzini, responsabile dell’Archivio Isgrò, ha poi illustrato le opere che saranno presenti in mostra, ricordandoci l’animo poetico di Emilio Isgrò perchè «è l’origine della parola la base su cui si regge la sua intera pratica». Una sala che accoglie il primo e l’ultimo Isgrò in una cancellatura che è un gesto primario, elementare, a tratti banale, ma che l’artista è riuscito a ribaltare in questi anni. E così, dalla prima piccolissima Cancellatura del 1964 da cui tutto è partito si arriva alla recentissima Isgrò cancella Isgrò: un artista che si annulla per l’arte, resiste, si cela, rinasce. Le cancellature, negli anni prima nere e poi bianche, ora – proprio come i fondi medievali più belli – diventano oro.

Un’arte costruita e decostruita, una cancellazione fine a sé stessa che più che nascondere rivela, emoziona, insegna. Un gesto pittorico che Bazzini considera «il più importante in Italia dopo quello di Fontana». E come dargli torto. A scandire l’evoluzione del suo percorso artistico alcune foto della performance Dichiaro di non essere Emilio Isgrò (1971) – emblema dell’idea di identità, da sempre indagata dall’artista – il video del documentario di Guido TalaricoEmilio Isgrò. Come cancellare l’inutile (2023) e Storico del 1972. La sua è un arte pittorica ancor prima di essere concettuale: il libro diventa elemento portante del suo lavoro nelle Tavole della Legge ovvero Bibbia di vetro, mentre il Planetarium ci parla di come si può «immaginare un mondo al di là della globalizzazione».

Un’arte che, come il maestro visibilmente emozionato ha dichiarato, «è prima di tutto un gesto della mente e del cuore», e non solo mero prodotto del mercato. E un monito alle nostre istituzioni affinchè «aiutino le nostre gallerie a portare il contemporaneo anche all’estero». Un invito poi rivolto al pubblico «per batterci per un’arte umana, un’arte che non escluda ma includa: per far diventare grandi le cose piccole e non piccole le cose grandi».

 



Alla serata di inaugurazione della mostra la sala della GNAM era gremita di ospiti. Invitati, amici di Emilio Isgrò, grandi personalità del mondo delle istituzioni e della cultura. Tra gli altri, erano presenti anche il Vice Capo di Gabinetto e Consigliere economico del Ministro della Cultura Giorgio Carlo Brugnoni, il Direttore generale Musei presso il Ministero della Cultura Massimo Osanna, l’ambasciatore Umberto Vattani, i collezionisti Ines Musumeci Greco Romeo Piperno, Silvia De Felice di Rai Cultura, Simona Garibaldi ceo di Lilium Distribution, i galleristi Pepi Marchetti GagosianGiulia Abate Mucciaccia e Fabrizio Russo, il direttore Rapporti Istituzionali Unipol Stefano Genovese, l’ex membro del parlamento europeo Fausto Bertinotti, lo storico dell’arte Costantino D’Orazio, il fotografo Luca Alberto Recchi, alcuni esponenti di spicco del Ministero della Cultura, il fondatore ed editore di Inside Art Guido Talarico – nonché regista del film RAI dedicato a Emilio Isgrò – con la moglie Sophie, oltre agli sponsor Intesa Sanpaolo e Techbau, main sponsor, e allo sponsor tecnico di Borghese Contemporary Hotel.




Gli interventi aperti dalla direttrice Mazzantini, si sono conclusi con il discorso stimolante di Emilio Isgrò, che ha rivolto il suo messaggio ai giovani artisti, sottolineando l’importanza di dare sostegno all’arte contemporanea e ai suoi protagonisti. Un museo come la GNAM che propone iniziative del genere, è un punto di svolta culturale, una speranza per l’arte del nostro paese. «Perché – come ha precisato lo stesso Isgrò – sono gli artisti che osano, quelli che danno fastidio, a renderlo grande».


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