Il signore editore sono io e sempre io sono quello che deve ringraziare la scrittrice Deborah Baranes, autrice di questo ritratto dedicato a Britanya. E’ vero mi piacciono le storie africane, mi piace portare a luce personaggi poco conosciuti, mi piace valorizzare il ruolo delle donne. Ma è solo la penna di Deborah che poteva rendere così bene omaggio ad una donna straordinaria come Alganesh. Ci voleva la sua onestà intellettuale a sottolineare il disinteresse (anche di Wikipedia!) verso tutto ciò che è diverso e lontano, la sua sensibilità di donna per tratteggiare la grandezza di questa eroica eritrea. Grazie Debbie! (Guido Talarico)

 

di Deborah Baranes

Di solito il mio editore mi lascia libertà totale. Basta che sia una donna, italiana, e che abbia fatto qualcosa che meriti di essere raccontato.

Di solito sono molto fortunata, lui approva e pubblica, senza tante storie.

Ogni tanto no. Ogni tanto si sveglia la mattina con la voglia di un pezzo su una donna in particolare e mi manda un messaggino con il nome della donna in questione, e un simpatico “ti va di scriverci qualcosa?”.

Regolarmente non so niente della donna in questione, con niente intendo che non l’ho proprio mai sentita nominare, ma non è necessario che il tuo editore sia a conoscenza della tua spaventosa ignoranza, c’è wikipedia, e da lì è un attimo che si aprono articoli e aneddoti e tu fai copia qua, incolla là, e il tuo editore approva e pubblica mentre tu ti riprometti di metterti a studiare.

Il nome di stamattina è strano Alganesh Kahsay. Non proprio Laura, o Beatrice. Non si era detto che dovevano essere italiane? Magari è una famosa sportiva, penso io che oltre che ignorante sono anche piena di preconcetti. Gli africani sono noti sportivi, si sa. Una saltatrice in alto. Sarà sicuramente una formidabile saltatrice in alto. Magari salto con l’asta.

Povero editore.

C’è una foto. Una foto in cui lei ha un sorriso disarmante e abbraccia un ragazzo davanti a quella che sembra una capanna di fango e sassi. Strano per una saltatrice con l’asta. Forse è meglio se approfondisco.

Wikipedia, il mio massimo concetto di approfondimento.

Niente. Non c’è niente. Tragedia assoluta. Wikipedia non la conosce, com’è possibile che non la conosca, non dovrebbe esserci tutto lo scibile umano su Wikipedia?

Sconforto. Fisso la pagina bianca e penso che è arrivato il temuto giorno in cui dovrò rispondere a povero editore con l’ammissione di un “Non so chi sia”.

Penso alla delusione di povero editore. Penso che probabilmente neanche lui sa chi sia se no se lo poteva scrivere anche da solo il pezzo. Penso di essere perfettamente in grado di inventarmi di sana pianta la rocambolesca storia di Alganesh Kahsay (a destra), la famosa benché sconosciuta saltatrice con l’asta. Che poi, con la quantità di cose fasulle che scrivono, una più una meno che differenza fa?

Povero editore ha evidentemente poteri di lettura del pensiero perché mi manda un altro messaggio. A dir la verità è un link. Un link che mi rinvia a un articolo pubblicato sul sito del Ministero dell’Informazione dell’Eritrea.

Di malumore, perché la storia della saltatrice con l’asta che avevo in mente era davvero affascinante, e ero arrivata al punto in cui con un salto salta sul barcone che l’avrebbe portata in salvo in Italia, molto di malumore mi accingo a leggere questo articolo.

E’ in inglese. E non esiste una traduzione. Forse bisognerebbe dire a povero editore che faccio una gran fatica a leggere in inglese, capisco una parola su tre e di conseguenza il senso della frase mi sfugge sempre, ma poi dovrei dirgli anche che non so nulla delle donne di cui scrivo, e che tutto ciò che gli mando è frutto di un copia e incolla.

Mi sembra troppo, per povero editore.

Mi sforzo. Alganesh Kahsay, “an eritrean martyr, who was best known as Britanya”. Facile dai.

E’ eritrea.

Martire.

Conosciuta come Britanya.

Bastava dirlo. Digito Britanya su Wikipedia.

E niente. Best known da chi?

Andiamo avanti. Si è unita alla lotta armata per l’indipendenza nel 1977.

Non è così difficile. L’inglese dell’articolo è comprensibile. Ciò che non riesco a capire è QUALE guerra di indipendenza.

Te lo dico, Wikipedia, è la tua ultima possibilità.

La guerra di indipendenza eritrea fu un conflitto armato che ebbe luogo tra il 1961 e il 1991.

Grandissima Wikipedia.

Ma tu pensa. Trent’anni. Una guerra di trent’anni e non ne sapevo niente.

Buffo, no?

Le risate che si farebbe povero editore.

Allora, sembra che dopo la seconda guerra mondiale, le Nazioni Unite avessero stabilito che l’Eritrea, che era stata prima una colonia italiana fino al 1941, poi occupata dagli inglesi fino al 1950, dovesse essere federata con l’Etiopia. In cambio gli davano il contentino di mantenere la propria autonomia.

L’Etiopia però gradualmente trasformò la federazione in una vera e propria annessione, nel silenzio internazionale. Si ritiene che l’occupazione dell’Eritrea da parte della vicina Etiopia, sulla base di dichiarazioni di importanti personaggi del tempo, possa essere considerata come un’azione prevista e avallata dalle potenze internazionali.

Nel 1952, il Segretario di Stato americano John Dulles disse al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: “.. dal punto di vista della giustizia, le opinioni degli eritrei devono essere prese in considerazione. Tuttavia, gli interessi strategici degli Stati Uniti nel bacino del Mar Rosso e considerazioni sulla sicurezza della pace mondiale impongono che il Paese sia legato all’Etiopia”

Che schifo, penso io. Poi mi ricordo che io neanche sapevo che c’era una guerra, e l’ignoranza non consente di esprimere opinioni. Continuo a leggere, così dopo potrò esprimerla.

Dopo 30 anni di lotta e resistenza gli eritrei si liberarono dall’occupazione etiope il 24 maggio del 1991. Le Nazioni Unite riconobbero ufficialmente l’indipendenza il 24 maggio 1993, a seguito di un referendum nel quale oltre il 99% degli eritrei votò per l’indipendenza dall’Etiopia.

Tu pensa. E in tutto ciò, Alganesh Kahsay?, Mi dico all’improvviso ricordandomi di povero editore.

Fisso la foto e continuo a vedere un sorriso disarmante. Mai aggettivo si rivelerà più sbagliato. E quella che a me era sembrata una capanna di fango e sassi è in realtà una fortificazione.

Il fotografo che l’ha ritratta la descrive come una donna “coraggiosa come una leonessa e compassionevole come una madre”.

Ma si può sapere che ha fatto questa donna?

Si è volontariamente unita alla lotta armata per la libertà. Giovanissima, e donna, ha dimostrato di essere una delle migliori. Durante il periodo in cui prestò servizio nella 23a brigata, 1 ° battaglione, come capo unità, i suoi superiori la promossero al grado di leader di plotone per il suo coraggio e la sua qualità di comando. Britanya si è presa cura del suo plotone, 30 giovani combattenti, come madre durante giorni relativamente tranquilli e come coraggiosa combattente in battaglia.

Un suo compagno nella lotta ha detto: “Sono stato nello stesso plotone con Alganesh per molto tempo; quindi, ho visto abbastanza per conoscerla. Metteva da parte un po ‘di cibo durante i pasti da dare ai membri più giovani del suo plotone. Se avesse tempo per fare il bucato, avrebbe preso i loro vestiti e li avrebbe lavati per loro”.

Oltre a combattere contro il nemico, ha combattuto contro i pregiudizi di genere perché una delle credenze tradizionali con cui molte persone andavano sui campi di battaglia era l’atteggiamento sciovinista nei confronti delle donne che le descriveva come deboli e non uguali agli uomini.

Sempre lo stesso compagno ha raccontato che quando Alganesh è stata promossa a capo di plotone, uno dei suoi si è lamentato di essere guidato da una donna. Il suo atteggiamento avrebbe previsto delle misure disciplinari a suo carico ma Britanya non ha fatto niente del genere. Lo ha preso da parte e ha cercato di spiegargli e insegnargli il concetto di uguaglianza.

Per le sue capacità di combattente, Britanya è stata incaricata di guidare tre plotoni che avevano più di 100 combattenti.

Ha trasmesso a ognuno di loro la sua energia positiva e si è presa cura di ognuno di loro.

Ha contribuito a cambiare una mentalità maschilista.

Coraggiosa come una leonessa e compassionevole come una madre.

E’ stata uccisa nel 1990 in un attacco aereo in una battaglia intorno a Ghindae.

Questo è uno di quei giorni in cui vorrei dire grazie al Signor Editore.

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