Salvatore Bernabei

Di Guido Talarico

Il Green Deal europeo e la transizione energetica possono diventare i driver per una ripresa economica solida e che duri nel tempo? Dall’esito di queste due sfide dipende il nostro futuro. Riuscire a centrare gli obiettivi di Parigi e creare nuova occupazione investendo nella decarbonizzazione può trasformare la crisi in un’opportunità e realizzare un modello di crescita sostenibile. Un obiettivo troppo ambizioso? Lo abbiamo chiesto a Salvatore Bernabei, CEO di Enel Green Power e responsabile della business line Global Power Generation del Gruppo Enel. La guida di un’azienda leader a livello mondiale nel settore delle energie rinnovabili è un impegno affascinante e di grande responsabilità. Bernabei è anche uno sportivo che, di recente, si è distinto nel triathlon. Insomma, sa cosa significhi una sfida difficile. Come quelle che lo aspettano nel nuovo ruolo: “rinnovare le rinnovabili” e guidare il percorso verso una transizione energetica “giusta”.

Il settore energetico mondiale è chiamato a una sfida senza precedenti. In Europa il Green Deal si è posto un obiettivo ambizioso: impatto climatico zero entro il 2050. Un operatore leader a livello globale quale Enel Green Power come affronterà questa sfida in Europa e, in particolare, in Italia?

“Il Gruppo Enel è il primo operatore privato al mondo nel settore delle rinnovabili. Già oggi ha una produzione di energia da fonti rinnovabili superiore a quella termoelettrica. Nel mondo gestiamo circa 46 GW di capacità rinnovabile: l’obiettivo è di arrivare a 60 GW nel 2022. In Italia puntiamo a sviluppare nuova capacità rinnovabile per circa 700 MW nel periodo 2020-2022, con un investimento di 1,3 miliardi di euro.

Per raggiungere più velocemente i target di decarbonizzazione previsti dal PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) e garantire la chiusura del carbone entro il 2025, stiamo dismettendo gradualmente gli impianti a carbone sostituendoli con nuova capacità rinnovabile e a gas. Il tutto preservando il più possibile le centrali esistenti in un’ottica di economia circolare. Nel mondo, entro il 2030, raggiungeremo come Gruppo la completa eliminazione del carbone dalle nostre fonti di generazione”.

ll PNIEC pone all’Italia l’obiettivo di raggiungere il 30% di quota di energia rinnovabile sui consumi finali lordi entro il 2030. In questa ottica, quanta capacità rinnovabile deve essere installata nel nostro Paese?

“Gli obiettivi del PNIEC richiedono che venga installata nuova capacità rinnovabile per circa 40 GW entro il 2030. Ma per accelerare il processo di decarbonizzazione è necessario semplificare gli iter per la realizzazione di nuovi impianti e per il repowering di quelli esistenti, includendo anche nuove tecnologie come lo storage che possano aumentare la flessibilità del sistema elettrico”.

Transizione energetica e ripresa economica: come può l’Italia combinare questi fattori?

“Dalla crisi può nascere un’opportunità di rilancio per l’Italia. Bisogna investire su energie rinnovabili, efficienza energetica, decarbonizzazione ed elettrificazione di nuovi settori, economia circolare per uno sviluppo sostenibile, una transizione energetica giusta che non lasci indietro nessuno e crei opportunità di sviluppo per le comunità locali. Le risposte all’emergenza sanitaria e a quella climatica devono viaggiare insieme”.

Nell’ultima rilevazione del Renewable Energy Country Attractiveness Index l’Italia figura al 19esimo posto. Esistono margini di miglioramento?

“Direi che abbiamo buoni margini di miglioramento. Sui fondamentali l’Italia non può lamentarsi: ha una buona risorsa eolica, un’eccellente risorsa solare, disponibilità di aree e una matrice di generazione abbastanza flessibile. Paga però il prezzo di una burocrazia non abbastanza efficiente: per migliorare il ranking e per attrarre investimenti nelle rinnovabili dobbiamo semplificare le procedure autorizzative per i nuovi impianti, per il rinnovamento di quelli esistenti e per un rilascio rapido delle varianti tecnologiche per i progetti già autorizzati ma non ancora realizzati. Se risolviamo questi problemi possiamo diventare un Paese molto attrattivo per gli investimenti in impianti energetici”.

Ci può dare qualche esempio e aiutare a capire quale sia la strada da prendere?

“Nel processo di decarbonizzazione il fattore tempo è decisivo. Non possiamo permetterci ritardi, il prezzo da pagare sarebbe troppo alto. Eppure oggi il tempo medio di autorizzazione di un progetto eolico in Italia è di 5 anni, quello di un progetto fotovoltaico di larga scala va da un anno a un anno e mezzo. Tempi totalmente incompatibili con il PNIEC: ai ritmi attuali servirebbero circa 24 anni per autorizzare la nuova capacità eolica necessaria e 100 per i nuovi impianti solari fotovoltaici. Vanno semplificati gli iter autorizzativi transitori, cioè applicabili nel periodo dell’emergenza, ma anche quelli strutturali, per il rilancio degli investimenti sul medio-lungo periodo”.

Quanto sono importanti oggi gli investimenti nelle energie rinnovabili per l’economia mondiale? Ritiene che l’attuale emergenza possa ridurre tali investimenti?

 Di recente Goldman Sachs ha annunciato che, nel 2021, nel mondo gli investimenti in rinnovabili supereranno per la prima volta quelli in petrolio e gas, creando tra 1 e 2 trilioni di dollari di spesa annuale per le infrastrutture e un’opportunità di investimento fino a 16 trilioni di dollari da qui al 2030. In passato le crisi economiche hanno interrotto la spinta a favore dell’energia pulita. La recessione da Covid-19 secondo Goldman Sachs sarà diversa: le tecnologie verdi ‘sono abbastanza mature per essere implementate su larga scala’ e la transizione può trarre enormi vantaggi da capitale a buon mercato e da un quadro normativo attrattivo”.

La green economy, ancora di più in epoca post-Covid, è anche una parte della soluzione al problema della disoccupazione.  Qual è la sua visione su questo tema e cosa può fare il settore energetico per creare nuovi posti di lavoro in questo contesto?

Secondo l’International Energy Agency (IEA) gli investimenti in una ripresa verde possono creare 9 milioni di posti di lavoro all’anno nei prossimi tre anni. Nella Green Economy dobbiamo cogliere l’enorme opportunità di rilancio di tutta la filiera rinnovabile, non solamente nella costruzione e nella gestione di nuove centrali ma anche dagli interventi per migliorare l’efficienza energetica o dagli investimenti nelle reti. In Italia nello specifico, per sviluppare i nuovi progetti green in pipeline, abbiamo bisogno di nuovi talenti. Cerchiamo competenze diverse e persone che sappiano affrontare le nuove sfide coniugando innovazione e sostenibilità. Ma puntiamo anche a valorizzare i nostri colleghi coinvolti nella transizione energetica. Ad esempio quando Enel chiude un sito a carbone, come sta facendo in Italia, Spagna e Cile, si impegna a riqualificare il personale delle centrali termiche chiuse per reimpiegarlo nelle nuove centrali rinnovabili. Energie verdi per un futuro sempre più green”.

 Solo le grandi aziende possono beneficiare di questa transizione energetica?

“Se lavoriamo bene, i principali beneficiari della transizione energetica saranno le generazioni future. E’ per loro che dobbiamo veicolare oggi gli sforzi di tutte le aziende, non solo quelle grandi. In Enel, ad esempio,  siamo impegnati a promuovere lo sviluppo e la riqualificazione in senso green delle piccole e medie imprese sul territorio. La transizione energetica non è un’opportunità solo per Enel Green Power ma anche per tutti i nostri fornitori. Stiamo quindi coinvolgendo attivamente tutta la supply chain promuovendo un processo virtuoso di decarbonizzazione che abbraccia tutta la catena del valore. In questo percorso stiamo accompagnando i nostri migliori fornitori tramite azioni specifiche di formazione, riqualificazione, advisory, supporto alla crescita e all’internazionalizzazione, facilitazioni per l’accesso al credito. Puntiamo infine a coinvolgere maggiormente le comunità locali affinché abbiano ruolo attivo nello sviluppo delle energie rinnovabili.

Green economy e agricoltura. Non sempre i due mondi sono riusciti a parlare la stessa lingua: cosa si può fare per rendere questa relazione più proficua?

Come Enel Green Power stiamo introducendo concetti innovativi, ad esempio l’agrivoltaico, per superare il dualismo storico tra sviluppo fotovoltaico e sottrazione di suolo all’agricoltura. Abbiamo già realizzato iniziative di questo tipo in Grecia, in Spagna e negli Stati Uniti. Per esempio, abbiamo un progetto specifico nell’impianto fotovoltaico Aurora, negli Stati Uniti, per la coesistenza di impianti solari fotovoltaici e colture come la lavanda o l’allevamento di alcune specie di api impollinatrici. Stiamo avviando anche progetti simili in alcune regioni italiane”.

Sulle rinnovabili c’è ancora molta disinformazione: cosa si potrebbe fare per informare correttamente la popolazione?

“È fondamentale avvicinare i temi legati alla transizione energetica ai cittadini. È quello che stiamo facendo, per esempio, con il lancio di una nuova sezione del sito di Enel Green Power, il Learning Hub, per spiegare il funzionamento e i benefici delle tecnologie rinnovabili. Abbiamo anche realizzato delle analisi sull’utilizzo del suolo per sfatare un mito secondo il quale, per raggiungere gli obiettivi del PNIEC, dovremmo ricoprire il territorio italiano di pale eoliche e pannelli solari. Non è così: per raggiungere i +40 nuovi GW di impianti rinnovabili previsti entro il 2030 basterebbe avere a disposizione il territorio delle province di Prato e di Monza-Brianza, due delle tre province più piccole d’Italia. Una superficie inferiore allo 0,5% di tutto il Paese: la metà di quanto occupano oggi piazzali e parcheggi”.

La creazione di valore condiviso è uno dei temi cardine di questo business. Enel Green Power come pensa di coinvolgere, in Italia e all’estero, le comunità che vivono intorno ai vostri impianti?

Va superata la prassi secondo cui l’impresa redistribuisce sul territorio una parte del valore creato. Si tratta invece di coinvolgere la comunità locale fin dall’inizio del progetto con l’obiettivo di svilupparlo insieme. Il modello del valore condiviso è un nuovo paradigma che punta a coniugare il successo nel business e benefici sociali, economici e ambientali per tutti. Un dialogo costante con i principali stakeholder permette di stabilire le priorità e le esigenze del territorio”.

Poi c’è un altro grande tema a voi molto caro: l’economia circolare.

Certo. L’economia circolare è un tassello importante della creazione di valore condiviso. L’economia lineare, il tradizionale processo ‘take-make-dispose’, non è più accettabile. Il pianeta non può più permettersi la quantità di rifiuti che stiamo generando. Dobbiamo pensare all’estensione della vita utile di ciascun prodotto, creare piattaforme di condivisione, riutilizzare, rigenerare e ripensare i prodotti come servizi. Il modello dell’economia circolare offre alle imprese una straordinaria opportunità in termini di competitività, innovazione e creazione di posti di lavoro”.

L’innovazione ha avuto e avrà un grande impatto sugli investimenti nelle energie rinnovabili. Quanto conta per EGP l’innovazione?

“L’innovazione è il motore per accelerare la transizione energetica. Enel Green Power è costantemente alla ricerca di soluzioni innovative per produrre energia pulita in maniera più efficiente e sostenibile: dai Big Data alle tecnologie digitali per accrescere l’efficienza degli impianti, dai droni e ai robot per la manutenzione delle dighe e degli impianti di generazione fino ai sistemi di accumulo per stoccare l’energia pulita e utilizzarla quando serve, senza sprechi.”

Più in generale, cosa significa per voi innovare?

“Rinnovare le rinnovabili non è solo un gioco di parole. È la nostra sfida: significa rimanere sulla frontiera tecnologica, non seguire quello che il mercato propone ma guidarlo, rinnovare continuamente il modo in cui facciamo le cose, mettendoci quotidianamente in gioco. Innovare significa cogliere prima degli altri nuove opportunità di mercato, la ricerca di soluzioni sempre più sostenibili per supportare una transizione energetica ‘giusta’. Quindi anche innovazione sociale e ambientale. Innovare è necessario per consolidare e mantenere la leadership in un settore in continua evoluzione ma anche una responsabilità per poter promuovere un processo virtuoso su tutta la catena del valore. Lavoriamo perché il futuro possa regalarci nuove grandi sorprese.”

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati


 

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